“Un packaging che è solo a norma non vende”.
- Cindy Musters -
A norma e d'impatto
Tutte le discipline unite
Cindy si immerge nel PPWR, legge le schede SDS e conosce le eccezioni di ogni paese. Presto seguirà, insieme ad alcuni colleghi, un corso di formazione CLP sull’esatta classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose. Cindy racconta: “Packit investe molto nell’aggiornamento costante dei dipendenti. È necessario, perché nel mondo del packaging non si finisce mai di imparare”.
“Non sono un addetto alla qualità, ma più ne sai, meglio capisci dove sta lo spazio di manovra e riesci ad anticipare i cambiamenti nelle normative. Sulla confezione tutto si fonde: acquisti, marketing, design, leggi e regolamenti”. Ed è proprio lì che si trova Cindy, come l’anello di congiunzione che unisce tutto in un’unica etichetta.
E come si presenta questa etichetta? Cindy ride. A questa domanda è ovviamente impossibile rispondere. Spiega: “Un paese obbliga a indicare l’origine sull’etichetta, un altro no. Con una classificazione chimica lieve, i pittogrammi di pericolo non sono necessari, ma le frasi sì. E la dimensione del carattere dipende dal contenuto e dal tipo di prodotto”. Questi sono solo alcuni esempi. Cindy potrebbe parlarne per ore. Ciò illustra la complessità quotidiana in cui opera Packit.
Secondo Cindy, è proprio la complessità a rendere Packit così stimolante. “Vedo il processo di confezionamento come un progetto edilizio. Il packaging è la casa in cui tutto si unisce. Colleghi, clienti, fornitori: tutti contribuiscono alla costruzione. I requisiti sono seri, così come le scadenze, ma c’è sempre spazio per l’umorismo. Il duro lavoro e le risate si alternano. Questo è Packit”.